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Gli occhi della Sfinge

Gli occhi della Sfinge

Il Cairo, “La Soggiogatrice” è la moderna capitale egizia e la più grande metropoli africana, sorta su precedenti insediamenti arabi ai tempi dei Fatimidi, impegnati a restaurare il califfato. Appare fatiscente, fumosa, inquinata ma anche in continuo fermento, come una cittadina di frontiera, da cui si parte per nuove conquiste.

Il suo simbolo è Grande Piramide. La sua enormità mi schiaccia. È una sensazione a cui non si riesce fare l’abitudine: milioni di blocchi squadrati ed impilati accuratamente, ai quali Napoleone stesso si ispirò per l’arringa finale ai suoi soldati, in vista della celebre “Battaglia delle Piramidi” del 1798.

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Molto si dice, si è detto e si dirà di questi monumenti. Qualcuno ha scomodato perfino extraterrestri e atlantidei per cercare di spiegare come e perché i faraoni della IV dinastia costruirono le piramidi. Se ne parla come di tombe, di grandiosi mausolei, ma nessuno è mai stato sepolto al loro interno. I sarcofagi ritrovati nei loro recessi, infatti, erano tutti miseramente vuoti. Non svuotati, bensì mai utilizzati e di questi faraoni – Cheope, il figlio Chephren ed il nipote Micerino – non è mai stata scoperta alcuna sepoltura. Essi vivono come fantasmi, figure mitiche e semi-divine nel calcare delle loro piramidi e nei vaghi ricordi, non sempre benevoli, lasciati da qualche storico antico.

La storia di quel Khufu, Cheope, cui è attribuita la più grande e perfetta piramide egiziana è una manciata di parole, la prova della sua esistenza una statuina alta non più di quindici centimetri, che è ancora possibile vedere, se si riesce a trovarla, al Museo Egizio Del Cairo, che custodisce le più incredibili produzioni artistiche dell’Antico Egitto.

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La prima volta che si entra in questa secolare istituzione vengono quasi le vertigini per la quantità di reperti di ogni dimensione e forma strizzati, ammassati in ogni centimetro di spazio disponibile.

Aggirarsi per il museo è un po’ tornare bambini e scoprire un nuovo tesoro ad ogni passo, sotto lo sguardo attento del “sorvegliante”, la lignea figura di Ka-Aper, primo sacerdote di Saqqara, la cui effige in legno è talmente realistica da sembrare viva. I suoi occhi vivaci e guizzanti, realizzati con pasta di vetro e ceramica, ancora scrutano con attenzione chi si mostra al suo cospetto.

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Al piano superiore la principale attrazione sono le incredibili meraviglie del corredo appartenuto al faraone fanciullo Tutankamon, che rilucono d’oro, di gemme e di pietre dure. Tutto si è conservato mirabilmente, dai sarcofagi, alla splendida maschera funeraria, alle vesti, ai giochi, ai bastoni da passeggio, ai bauli e ai ricchi corredi del bambino che fu re.

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In un angolo, una porta si schiude sul luogo più misterioso del museo, la Sala Delle Mummie Reali, dove riposano i grandi sovrani, nell’immortalità dei loro corpi, mirabilmente conservati. Tra le altre è sicuramente degna di nota quella del potente faraone biblico Ramsete II che, posizionata nel museo nel 1881, dopo aver vagato a lungo, secondo le cronache dell’epoca avrebbe addirittura alzato un braccio in segno di ringraziamento.

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Lontano dal Museo, a poca distanza dalla Piramide di Cheope, su tutta la città e oltre vigila la Sfinge. Chissà, sempre che sia vero, quali immensi segreti cela sotto la sua zampa destra, laddove si apre un vasto antro, una grande camera che conterrebbe la sapienza perduta di Atlantide. Quante cose avrà mai visto questo plurimillenario e muto testimone del tempo?

Il suo viso di pietra, forse quello di Chephren, con il mento alto e lo sguardo ieratico, sfida il mondo intero, contemplando il sole all’orizzonte. Attende risposta al millenario enigma: “Cos’è che al mattino cammina a quattro gambe, al mezzodì con due e al tramonto con tre?”.

 

Fotografie: Yuri Minghini

Testo: Francesco Teruggi


 

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Francesco Teruggi

Scrittore e giornalista pubblicista. Direttore delle collane "Malachite" e "Topazio" presso Giuliano Ladolfi Editore. Autore del saggio divulgativo "Il Graal e La Dea" (2012), del travel book "Deen Thaang - Il viaggiatore" (2014), co-autore del saggio "Mai Vivi Mai Morti" (2015), autore del saggio "La Testa e la Spada. Studi sull'Ordine dei Cavalieri di San Giovanni" (2017). Presidente dell'Associazione Culturale TRIASUNT.

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