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Taj Mahal: Tomba o tempio vedico? - terza parte

Proseguiamo ancora l'indagine sul Taj Mahal e sull'ipotesi della sua origine Indù, seguendo nuovamente ragionamenti di P.N. Oak. Concentriamoci sull'edificio e sui suoi elementi architettonici e progettuali

Ci sono molti simboli religiosi indù visibili nel Taj Mahal. Sono generalmente spiegati con tolleranza di Shahjahan per gli altri culti. Eppure le sue cronache di corte, le Badshahnam, riportano un fatto che contrasta fortemente: “E' stato portato a conoscenza di Sua Maestà che, durante il ritardo stagionale era stata cominciata la costruzione di molti templi idolatri, ma sono rimasti incompiuti a Benares, la grande roccaforte dell'infedeltà. Gli infedeli erano ora desiderosi di portarli a termine. Sua Maestà, il difensore della fede, ordinò che a Benares e in tutti i suoi domini
in ogni luogo, tutti i templi dovevano essere abbattuti. E 'stato ora riportato dalla provincia di Allahabad che nel distretto di Benares sono stati distrutti 76 templi
.

 

Diversi autorevoli studiosi occidentali di architettura, quali E.B.Havell, Mrs.Kenoyer e Sir W. W. Hunterhave hanno ripetutamente sostenuto che il Taj Mahal è stranamente costruito nello stile dei templi indù. La planimetria del Chandi Seva di Java è, ad esempio, identica a quella del Taj Mahal.

Taj-Chandi

E. B. Havell racconta: "...l'impianto della copertura del mausoleo consiste di cinque cupole... questo impianto strutturale non è saraceno ma essenzialmente Hindu. Nell'induismo è un'architettura nota come pancharatna, il santuario-dei-cinque-gioielli o del linga-a-cinque-teste di Shiva... un esempio tipico lo si ritrova in uno dei piccoli santuari di Chandi Sewa a Prambanam, sull'isola di Java”.

La volta centrale con quattro cupole agli angoli è uno schema tipico dell'architettura indù. I quattro grandi pilastri d'angolo altrettanto (i minareti sono infatti propri solo delle moschee, non certo delle tombe): venivano usati come fari di notte e come torri di guardia di giorno. L'altare per il culto del dio indù Satyanarayan e l'altare nuziale sono sempre sorretti da quattro pilastri.

Si ritiene generalmente che la struttura a bulbo della cupola del Taj, sia stata importata in India da Samarkanda, come conseguenza della dominazione della dinastia Mogul iniziata da Babur nel XVI secolo. Tuttavia ci sono significative differenze tra le cupole arabe, come quelle visibili a Bagdad o in Egitto, quella del Taj Mahal e quelle di Samarkanda. Le cupole del Taj potrebbero dunque rappresentare una fase intermedia.

 

In effetti, Tamerlano invase l'India nel 1398 d.C. E dopo aver saccheggiato Delhi e le altre città, tornò a Samarkanda con un gran numero di architetti e di altri artigiani fatti schiavi per costruire la sua nuova capitale. Ora, poiché il Taj Mahal viene ufficialmente datato al 1359 mentre Tamerlano giunse più tardi, è possibile che il modello delle cupole a bulbo preesistesse in India e fu importato a Samarkhanda solo grazie agli architetti fatti schiavi da Tamerlano?. Il pinnacolo del Taj Mahal, ha un significato e forme tipicamente induiste.

E' un tridente. Una copia si trova incastonata nel marmo rosso di una delle corti laterali, quella verso oriente, verso il sole che nasce, direzione di massima importanza per l'induismo. La punta centrale è un Kalash (vaso sacro) che sorregge due foglie di mango e una noce di cocco. Non fu aggiunto posteriormente durante la colonizzazione britannica in India, a significare i simboli dell'Islam (la luna e la stella). E' una meravigliosa opera metallurgica indiana, realizzata in metallo che non arrugginisce. Altri tridenti sono dipinti alla sommità degli archi dei quattro ingressi del complesso. Il tridente sulla sommità della cupola riporta la parola Allah, ma la sua copia nella corte orientale no. Rimarchevole poi il fatto che i “vasi” scolpiti all'interno della cornice superiore del diaframma di marmo e quelli che lo sovrastano, sono in totale 108, numero sacro per gli indù, ma non per i musulmani.

Che dire poi dell'usanza di togliere le scarpe prima di accedere al basamento su cui si erge il Taj Mahal? Risale certamente a Shahjahan. Gli indù tolgono le calzature prima di accedere a un luogo di culto, così come i musulmani. Ma ne gli uni né gli altri lo farebbero mai per entrare in un cimitero dove, anzi, le scarpe sono quasi una necessità per non entrare in contatto con i corpi dei defunti.

Al museo Lucknow si conserva la stele detta di “Bateswar” (1155 a.C.), in cui è menzionata l'erezione di un tempio di un bianco così cristallino che Shiva scelse di dimorarvi anziché tornare alla sua residenza abituale (il monte Kailash). Tale stele, non proviene, come fece erroneamente supporre il nome, da un'ipotetica Bateswar, ma si trovava nel giardino del Taj Mahal e fu fatta rimuovere da Shahajan.

L'attuale ingresso, stranamente, ha sempre avuto il nome di “corte degli elefanti”. Così lo indica Thomas Twinning nel 1794. Qui dovevano trovarsi due grandi elefanti di marmo nero le cui zanne formavano un arco proprio davanti all'ingresso.

TajMosque

I due edifici rossi che fiancheggiano il Taj, sono ornamentati da una tripla cupola. La sua forma, inusuale in ambito islamico (è scarsamente se non per nulla rintracciabile fuori dall'India), sembra più un contributo squisitamente indiano all'architettura saracena.

Inoltre, i due edifici sarebbero rispettivamente una moschea (stranamente senza minareto) e una “sala comunitaria”. Come possono essere identici nella cultura islamica due edifici con funzioni così diverse?

A riprova, di fianco a quello indicato come moschea, c'è un padiglione chiamato Nakkar Khana (casa del tamburo). E' un accostamento inaccettabile per l'Islam ma è perfettamente coerente con un tempio indù.

 Presso l'angolo sud-est del Taj, sono ancora visibili i resti di un antico ricovero per il bestiame reale. Un riparo per bestie è di certo un'incongruenza per una tomba islamica, ma è una necessità per un tempio indù, dove sono sempre presenti vacche sacre.

TakInterior

Il marmo all'esterno della camera che ospita i cenotafi è decorato con conchiglie e con la sillaba sacra “Om”. I diaframmi dell'ottagono che custodisce i cenotafi sono decorati con fiori di loto sulla sommità. Conchiglie, Om e fiori di loto sono simboli tipici della religione induista, non di quella islamica. Perfino la tomba di Humayun, ampiamente ritenuta il prototipo da cui sarebbe stato progettato il Taj, non contiene vasi a forma di loto.

Peter Murray, appena un anno dopo la morte di Mumtaz, vide il suo cenotafio e lo descrisse circondato di ringhiere d'argento inframmezzate da porte d'oro. Ma il Taj avrebbe richiesto, 22 anni di lavoro. Come potevano essere già lì? Sono elementi tipici dei templi indù, ecco perché, si trovavano già in quel posto. Il cenotafio semplicemente andò a sostituire il sacro Linga. I punti in cui la ringhiera era ancorata al pavimento si possono ancora vedere oggi, sigillati da porzioni di mosaico a tessere molto più piccole della pavimentazione circostante. Il recinto doveva essere di forma rettangolare. Nel giardino del Taj Mahal, ci sono per lo più fiori e piante da frutto. Nulla a che vedere con un luogo di sepoltura.

La cupola è espressamente concepita per funzionare come una sorta di amplificatore acustico, essenziale in un tempio indù. Una tomba invece dovrebbe essere un luogo di pace e di quiete.L'ingresso del Taj Mahal si apre verso Sud. Se si trattasse di un edificio islamico l'ingresso dovrebbe trovarsi a ovest.

Le rovine degli annessi del tempio precedente il Taj attuale sono ancora visibili lungo il fiume, dove si riconoscono anche le tracce dei ghats (gradoni rituali per le abluzioni), di piattaforme-crematorio e di un pontile per l'attracco delle imbarcazioni.

Nel 1973, inoltre, circa 6 piedi sotto l'attuale teoria di fontane di fronte al Taj Mahal, fu trovata un'altra serie di fontane. Poiché queste fontane sono precedenti alle altre, fatte edificare secondo la tradizione da Shahjahan e poiché sono comunque allineate al Taj, è ragionevole concludere che l'edificio si trovasse già lì prima che il moghul lo trasformasse in una tomba.

Il Taj possiede alcune camere inaccessibili anche al piano superiore, ma esse sono prive sul pavimento e per buona metà delle pareti di piastrelle marmoree. Non sono incomplete, ci sono tracce evidenti che essere furono spogliate dei rivestimenti.

Gli anelli di ottone, scarsamente notati, che emergono all'esterno del Taj lungo il muro sono inspiegabili per un mausoleo islamico, ma ben presenti in qualunque tempio indù in quanto vengono usati per appendere le onnipresenti lampade ad olio.

Sul soffitto della camera centrale del cenotafio è raffigurato il sole circondato dai cobra. L'astro diurno è una ridondanza per un edificio islamico, è invece un simbolo della casta indù dei guerrieri. I cobra sono animali sacri a Shiva.

 

Approfondimenti fotografici sulll'architettura vedica del Taj Mahal sono reperibili qui:

http://www.stephen-knapp.com/was_the_taj_mahal_a_vedic_temple.htm (in inglese)

 

 


BIBLIOGRAFIA

 

 

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Francesco Teruggi

Scrittore e giornalista pubblicista. Direttore delle collane "Malachite", "Agata" e "Topazio" presso Giuliano Ladolfi Editore. Autore del saggio divulgativo "Il Graal e La Dea" (2012), del travel book "Deen Thaang - Il viaggiatore" (2014), co-autore del saggio "Mai Vivi Mai Morti" (2015), autore del saggio "La Testa e la Spada. Studi sull'Ordine dei Cavalieri di San Giovanni" (2017). Presidente dell'Associazione Culturale TRIASUNT.

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