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Nostradamus, Arbugio e il tesoro dei Templari

Nostradamus, Arbugio e il tesoro dei Templari

Al fascino dei Templari sembra non sia sfuggito neppure Nostradamus. A loro e all'ubicazione di una parte del tesoro dell'Ordine sarebbe infatti dedicata una “quartina” delle misteriose Centurie composte dal visionario provenzale e precisamente la XIII della X centuria: “Sotto la pastura d’animali ruminanti, / Da essi condotti al ventre erbipolico, / Soldati (saranno) nascosti, e armi producendo fragore, /(Verranno) messi alla prova non lontano dalla città d’Antibes”.

Non lontano infatti da quel gioiello che è oggi Antibes, l'antica Antipoli, una colonia greca in piena Costa Azzurra (insieme a Massalia/Marsiglia e Nikaia/Nizza), in perenne battaglia con le popolazioni celto-liguri locali degli Oxibeni e dei Deceati, si erano installati proprio i Templari fin dal 1207.

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L'occasione era stata a fine marzo di quell'anno, la donazione da parte di Alfonso II, conte di Provenza, alla Milizia del Tempio, rappresentata dal maestro di Provenza William Candeil, di tutti i diritti sul maniero e i territori di Biot, l'antica Arbugio. Diciassette anni prima, l'ultima invasione musulmana della costa li aveva costretti alla ritirata da Nizza, dove erano insediati fin dal 1129 (si ritiene che la magione si trovasse da qualche parte nell'attuale quartiere di Saint Etiénne) verso Vence, dove il vescovo, Pietro II di Grimaldi, aveva consentito all'Ordine di riparare alla Bastide Saint-Laurent, dietro pagamento di un affitto annuale.

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Chiesa della magione a Grasse

Il successore di Alfonso II, Raimond Berenger, avrebbe poi continuato nell'opera di promozione della presenza templare in Provenza con ulteriori donazioni in terreni e case a Biot, Nizza, Grasse e Vence. A metà del XIII secolo Nizza era sotto il controllo di Grasse. Biot invece mantenne la sua indipendenza per molto tempo.

Nonostante le continue donazioni, però, quando l'Ordine viene soppresso il magro inventario dei beni di Biot sembra indicare che la magione versasse in povertà. Solo due cavalieri vengono fatti prigionieri e trasferiti ad Aix en Provence, dove subiscono gli interrogatori degli inquisitori e dove probabilmente trovano poi la morte.

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Eppure emerge da altri documenti che, solo qualche mese prima che fosse spiccata la condanna nei confronti della Milizia del Tempio, Biot risultava possedere quasi 1200 ettari di terreno nei dintorni, 23 cavalle e un buon numero di buoi e di puledri. Dove erano finite tutte quelle ricchezze? E sopratutto come avevano potuto finanziarne l'acquisto?

Già anni prima la magione era stata al centro di una complessa vicenda: il 26 dicembre 1296 alcuni abitanti di Antibes, attratti dalle loro ricchezze, avevano rubato diversi capi di bestiame di proprietà dei Templari di Biot. Affinché il maltolto fosse restituito, era intervenuto addirittura il priore di Nizza, Folco Berenger, che aveva ottenuto l'apertura di un'inchiesta formale da parte tribunale di Grasse.

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Contemporaneamente si erano sviluppati attriti anche tra Biot e Villeneuve. I cavalieri avevano infatti sorpreso alcuni uomini a raccogliere legna nei boschi di proprietà dell'Ordine e li avevano scacciati. Per rappresaglia i concittadini degli interdetti avevano rubato due buoi e un asino, poi fatti restituire dal giudice. Le ostilità non si erano comunque placate e nel giugno 1298 il balivo di Villeneuve era arrivato al punto di far imprigionare due cavalieri.

Questa volta, in attesa di giustizia per i confratelli in catene, erano stati i Templari a vendicarsi, impossessandosi con la forza di molti beni dei cittadini di Villeneuve. La condanna nei loro confronti era giunta immediata e inattesa dal tribunale di Grasse, ma i due fratelli non erano stati liberati.

Di nuovo, nel maggio 1300, gli abitanti di Villeneuve, istigati dal balivo, avevano razziato i beni del Tempio, impadronendosi di 23 giumente e 8 puledri.

Neppure il ricorso al siniscalco di Provenza Raimondo de Lecto aveva risolto la diatriba, cui avrebbero messo fine soltanto i Cavalieri di Malta, subentrati ai Templari nel 1320.

Ma intanto le ricchezze di Biot, forse comprate attingendo al leggendario Tesoro dei Templari, erano scomparse nel nulla.

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Oggi, i resti della presenza Templare a Biot sono pochi ma significativi. Una croce patente affiancata dal Tau greco fa ancora bella mostra di sé su una pietra inserita nel muro di un'abitazione che, probabilmente, è tutto ciò che rimane dell'antico oratorio di Sant'Antonio. Altri piccoli segni cruciformi esistono ancora sparsi nel paese.

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Il doppio arco che conduce a Place Des Arcades, porta ancora il nome di “Passaggio dei Templari”. La piazza, poi, sorge sui resti della magione. Sembra che parte degli attuali passaggi coperti che la cingono facessero parte dei locali o delle stalle dell'Ordine.

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In fondo alla piazza si apre il cortile che consente di accedere alla parrocchia dedicata a Santa Maria Maddalena, nume tutelare assai caro proprio ai Templari. Sul selciato sono ancora visibili due grandi croci dei Cavalieri Maltesi e la data 1564.

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La chiesa è uno di quei rarissimi edifici ai quali si accede scendendo la scalinata verso la navata, anziché salendo. Inizialmente intitolata alla Vergine e andata distrutta nel XIV secolo, fu completamente ricostruita conservando l'impianto originario della chiesa romanica, a sua volta innalzata sui resti di un tempio romano (la prima colonna a sinistra entrando proviene proprio dal sacrario latino) e di un precedente tempio celtico dedicato al dio Arbugio. Questa divinità potrebbe Giove o più probabilmente l'Efesto greco, anche in considerazione della particolare geologia di Biot, che è situato sul bordo di un antico camino vulcanico, il cui centro è localizzato a circa 2 km a nord-ovest dell'abitato.

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L'edificio ha una curiosa e insolita orientazione astronomica verso Sud-Est, direzione approssimativa del sorgere del sole all'alba del Solstizio Invernale. In tale momento, secondo gli antichi astrologi si apre infatti la “porta” detta “degli dei”, attraverso la quale le anime salgono ai cieli e le “influenze” superiori, gli angeli, scendono sulla terra.

Proprio agli angeli è dedicata tutta la prima cappella di sinistra detta appunto “degli angeli guardiani” o custodi. Uno di essi fa bella mostra di sé sull'altare, un altro in vesti rosse campeggia sul pennacchio d'angolo dell'arco.

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La scelta si rispecchia nel particolare assetto energetico impresso all'edificio, che ha perciò richiesto lo spostamento del fonte battesimale sulla destra entrando, anziché, come di solito si usa, a sinistra.

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Tre sono le rappresentazioni mariane: l'ancona della Vergine del Rosario accanto alla Cappella degli Angeli Guardiani; Notre Dame De Pitie, con il Cristo morto in grembo come la Pietà michelangiolesca, spesso invocata in Francia quale fautrice del prodigio del répit (la “resurrezione” temporanea dei bambini nati-morti o la momentanea venuta alla vita dei bambini mai nati, giusto il tempo necessario a ricevere il battesimo); la Vergine con il bambino in grembo nella Cappella del Rosario.

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Altrettante sono le figurazioni della Maddalena, cui erano molto legati i Templari: la ceramica che sormonta all'esterno il portone di ingresso, l'affresco della Maddalena e della Crocefissione sopra la porta laterale sinistra, il dipinto della Maddalena nella cappella omonima.

 

 

 


BIBLIOGRAFIA:

J.A. Durbec, Biot Beau Village De Provence, Association des Amis du Musée de Biot, 2009

J. A. Durbec, Templiers et Hospitaliers en Provence et dans les Alpes- Maritimes, Le Mercure dauphinois, 2001

E. G. Leonard, Introduction au cartulaire manuscrit du Temple (1150–1317) constitué par le marquis d’Albon.

Laurent Dailliez, I Templari in Provenza, Alpi Mediterraneo-Editions, Nizza, 1977

Damien Carraz, Cavalieri Templari nella Valle del Rodano Inferiore, Lione, 2005

Francesco Teruggi, Militum Christi, TriaSunt Associazione Culturale, 2014

 

 


 

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Francesco Teruggi

Scrittore e giornalista pubblicista. Direttore delle collane "Malachite" e "Topazio" presso Giuliano Ladolfi Editore. Autore del saggio divulgativo "Il Graal e La Dea" (2012), del travel book "Deen Thaang - Il viaggiatore" (2014), co-autore del saggio "Mai Vivi Mai Morti" (2015), autore del saggio "La Testa e la Spada. Studi sull'Ordine dei Cavalieri di San Giovanni" (2017). Presidente dell'Associazione Culturale TRIASUNT.

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