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Magdalena - La leggenda dei Sette di Betania

Magdalena - La leggenda dei Sette di Betania

 

Lo so che ne hanno parlato in lungo e in largo, ma ve la voglio raccontare a modo mio.

 

Fuggirono in Sette dalla Terra Santa e approdarono in Provenza. Erano Lazzaro, Massimino, Sidonio, Maria Jacobè, Maria Salomè, Marta e Maria Magdalena

Sulla figura leggendaria e misteriosa di Maria Maddalena, molto si è detto, molto si è scritto e molto si è favoleggiato. Annoverata tra le prime donne al seguito di Gesù e dei suoi discepoli, peccatrice da cui fuoriuscirono ben sette demoni, amica del Cristo secondo il Vangelo di Filippo, fu elevata, con il testo gnostico noto come Codex Askewianus o Pistis Sophia, addirittura a principale strumento di trasmissione della «conoscenza», della «gnosis», della «vera scienza».

Ed è su questo suo ruolo che, in tempi recenti libri, saggi e romanzi hanno costruito la fortunata teoria di Maria di Magdala quale «sposa» di Gesù1 e quindi prosecutrice materiale di quella linea di sangue «santo», «sang real» da cui deriverebbe «Santo Graal».

 Ma chi era, davvero, questa Maria di Magdala o Magdalena, di cui tanto si favoleggia e racconta?Intanto, sembra che per lungo tempo la Chiesa abbia conservato memoria2 di non una, ma addirittura tre, Maria Maddalena. Le Scritture infatti restituiscono l'immagine di tre diverse nature di questa donna giudea, talmente nette e distanti tra loro, da far credere che appartenessero a tre differenti persone. Così, alla peccatrice perdonata da Cristo si consacravano i monaci dell'ordine dei Penitenti di Maria Magdalena, le Maddaleniane irlandesi o le Sorelle di Betania nel XIII secolo.

Alla donna contemplativa, che giaceva ai piedi di Gesù per ascoltarlo e che fu redarguita dalla sorella Marta, si ispirarono probabilmente alle figurazioni della mitica Maria Egiziaca3 e gli eremiti del deserto nel Medioevo.

Infine, alla prima delle donne accorse al Sepolcro (dette «mirofore» perché portavano con loro vasi colmi di unguenti), cui il Cristo Risorto apparve dopo averlo a lungo cercato e chiamato, fu riservata l'adorazione nelle cattedrali di Vezelay e di Saint Maximin nel Medioevo.

Maria Maddalena penitente
(Francesco Hayez 1832)

Santa Maria Egiziaca
Jusepe de Ribeira detto lo Spagnoletto, 1651)

 È quantomeno interessante come questi tre «volti» della Magdalena paiano plasmati sui quei tre principi universali che in Oriente, ad esempio, vengono indicati come YIN, YANG e TAI-SU, passivo, attivo e alternanza/ritmo, rispettivamente.

Se al primo corrisponde senz'altro il carattere contemplativo di Maria di Magdala (YIN) e alla donna in cerca del Cristo il principio attivo (YANG), la peccatrice redenta, mostra, con la sua duplice natura e il «cambiamento di stato», la trasformazione, il manifestarsi del ritmo (TAI-SU).

Di certo, la «storia» della Magdalena, tanto quella raccontata nei Vangeli, quanto quella riportata nelle cronache successive, è anche quella del famoso Lazzaro dei Vangeli e di sua sorella Marta.

I tre erano fratelli e vivevano nella stessa casa a Betania. Secondo la tradizione mediorientale, Maria di Magdala sarebbe morta a Efeso presso la tomba dei Sette Dormienti e il suo corpo sarebbe poi stato trasferito a Costantinopoli.

I Sette Dormienti (miniatura medievale)

Nel 1953, però, una scoperta casuale nei dintorni di Gerusalemme, presso il monastero annesso alla chiesa del «Domine Flevit», sul Monte degli Ulivi, rivelò l'esistenza di una vasta e importante necropoli protocristiana.

Durante gli scavi, immediatamente intrapresi, furono rinvenuti per la prima volta monogrammi del Cristo (che consentirono di datare la necropoli al 70 d.C. circa) mai individuati prima in Terra Santa. Tra le tombe affiorò poi un sarcofago integro e «scomodo», che portava il nome di «Simone Bar Jona», Simone figlio di Giona, il Simon Pietro delle scritture, l'apostolo fondatore della chiesa di Roma. Quelli vicini erano intitolati a Maria, Marta e Lazzaro. La faccenda rimane tutt'ora irrisolta.

ScaviDOmusFlevit

Senza dubbio, comunque, la tradizione più fiorente sulla Maddalena e i suoi fratelli è quella, altrettanto antica delle altre, che lega indissolubilmente la Giudea alla Provenza. Le prime narrazioni risalgono al vescovo di MagonzaRabano Mauro (VIII sec.) e alla Legenda Aurea di Jacopo da Varagine.

Stando alle fonti, i tre sarebbero stati imprigionati durante le persecuzioni romane in un anno imprecisato tra il 44 e il 49 d.C. Invece di essere giustiziati, i legionari li avrebbero legati su una piccola imbarcazione e abbandonati alle onde. Con Maria, Marta e Lazzaro ci sarebbero stati anche Maria Jacobè (Maria di Cleofa, madre degli apostoli Giacomo il minore e Giuseppe), Maria Salomè4 (moglie di Zebedeo e madre degli apostoli Giacomo il maggiore e Giovanni), Massimino (uno dei 72 discepoli) e Sidonio (il cieco nato delle Scritture, guarito da Gesù).

Il gruppo sarebbe quindi stato composto da sette persone. Altrettanto San Giacomo il maggiore sarebbe giunto a Compostela dopo sette giorni di navigazione o accompagnato da sette fuggitivi, somiglianze numeriche tutt'altro che casuali. Infatti, secondo un'altra tradizione, la testa del santo sarebbe stata addirittura tra le reliquie che Maria Jacobè e Maria Salomè, insieme ai compagni di sventura, avrebbero portato con sé dalla Palestina.

Le «Sante Marie » sull'imbarcazione con cui giunsero in Camargue

L'improvvisata «comitiva» di condannati provenienti da Betania, miracolosamente salvata dai flutti, sarebbe poi approdata dopo una lunga peregrinazione su una spiaggia alle foci del Rodano, nel Sud della Francia. Come più volte è stato fatto notare, la «leggenda» in qualche modo ricalca la storia, perché è noto che la cristianizzazione della Provenza avvenne già nei primi decenni dopo i fatti della Passione, eventualità supportata dalla data certa di morte dei primi martiri della Chiesa, Ireneo (Santo e venerato tra i Padri della Chiesa) e Blandina, avvenuta nel 177 ad Avignone. Ad Arles poi si tenne il primo Concilio Ecumenico della storia.

Raggiungono, dunque la spiaggia, che è quella di un'isola di nome Ratis, su cui pare sorgesse un antico tempio dedicato ad Astarte o forse a Diana d'Efeso, poi trasformato in un mitreo romano. E qui, la storia si complica. Secondo la Leggenda delle Sante Marie, redatta daVincent Philippon nel 1521, ad accogliere la comitiva c'era una giovane di nome Sara che, avendo visto l'imbarcazione in difficoltà tra i flutti, avrebbe steso sull'acqua il proprio mantello per aiutare i nuovi venuti a raggiungere la riva5.

Sul luogo dell'approdo, secondo quanto scrivono Durand de Mende nel Rationale Divinorum Officiorum e Gervasio di Tillbury nel De Otio Imperiali, entrambi del XIII secolo, Massimino avrebbe eretto il primo altare cristiano della Gallia per celebrarvi messa.

Santa Sara, serva e compagna delle due Marie, patrona dei Gitani

Successivamente, i sette si dividono. Maria Salomè e Maria Jacobè decidono di fermarsi sul luogo dell'approdo, per predicare la «Buona Novella» agli abitanti della zona. Con loro rimane Sara, ormai loro serva e compagna, mentre un'altra fanciulla emerge dai meandri oscuri della storia, Marcella6, che diventa servitrice di Marta e Maria di Magdala. Da questo momento i Sette di Betania diventano nella tradizione nove, due gruppi di tre donne e un gruppo di tre uomini, altro curioso riferimento numerico.

Prendono tre diverse strade. Lazzaro, Maddalena, Sidonio e Massimino si dirigono verso Marsiglia, inizialmente via mare per poi approdare a est di Cap Couronne, dove esiste ancora un'antichissima cappella dedicata alla Santa Croce e proseguire via terra. Marta invece si incammina sulla strada per Arles. Le due Marie, infine, rimaste sole a Ratis, per prima cosa, dove prima sorgeva il semplice altare, fanno erigere un modesto oratorio in cui celebrare i riti cristiani. Poi si dedicano per il resto della vita all'opera di cristianizzazione della Camargue, insieme agli altri futuri santi cristiani giunti in Francia7.

Continua ---> Le vicende dei Sette di Betania

 

 


NOTE

1La prima menzione esplicita di questo suo ruole risale probabilmente agli Annali del monaco cistercense Rainaldo, del XIII secolo, in cui si racconta che i Catari, in secreto suo (nel loro credo segreto) ritengono che Magdalena sia la «concubina» di Gesù nonchè l'adultera di cui si racconta nei Vangeli.

2La critica ha denominato il problema «questione delle tre marie».

3L'apocrifo «Vita Apostolica« o «Atti di Maria Maddalena e San Massimino« sembra essere stato plasmato almeno in parte su un testo più antico, il «Vita Ermetica» dedicato a Maria Egiziaca. Da qui proviene forse la lunga tradizione di rappresentazioni della Maddalena e di Maria Egiziaca entrambe con accanto ad un teschio.

4Secondo la leggenda narrata da Haymo di Auxerre nel IX secolo, riportata nella Legenda Aurea da Jacopo da Varagine e poi rigettata dal Concilio di Trento, Maria Salomè e Maria Jacobè sarebbero sorelle di Maria di Nazareth, e ciascuna sarebbe stata concepita da Santa Anna con un diverso marito.

5Secondo un'altra versione, Sara avrebbe raggiunto in ritardo la spiaggia dalla quale i sette stavano partendo e sarebbe stata Marta, mossa a compassione dalle suppliche della servitrice, a stendere il mantello sulle acque per consentire a Sara di arrivare fino all'imbarcazione.

6Viene citata tra i Santi di Betania in un passaggio delle visioni della beata Anna Katharina Emmerick (1774-1824) che li riguarda.

7Ad Arles giunse Trofimo, che aveva conosciuto le due Marie in Giudea e che pare si sia recato ad incontrarle a Ratis, per dare loro il conforto dell'Eucaristia; a Narbonne, Paolo di Tarso; a Limonge, Marziale; Austremonio a Clermont; Gatieno a Tours; Saturnino a Tolouse; Valerio a Treves.

 


BIBLIOGRAFIA

 

Yves Bridonneau, The Tomb of Mary-Magdalene Saint-Maximin-la-Sainte-Baume: Christianity's third more important tomb, 2006

A.Chapelle, Les Saintes-Maries-De-la-Mer L'église et le pèlerinage, 1997

Nicole Lazzarini, Contes et légendes de Provence, 2002

Géraldine Dubois-Galabrun e Pierre-Emmanuel Duret, La Sainte Baume, 2009

Ernest Ingersoll, Dragons and Dragon Lore, 1928

Michel Moncault, La Basilique Sainte-Marie-Madeleine et le Couvent Royal, 1985

Francis Salet, Le Madeleine de Vezelay, 1948

Hugues Delautre, La Madeleine de Vézelay: guide book and plans, 1983

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Francesco Teruggi

Scrittore e giornalista pubblicista. Direttore delle collane "Malachite" e "Topazio" presso Giuliano Ladolfi Editore. Autore del saggio divulgativo "Il Graal e La Dea" (2012), del travel book "Deen Thaang - Il viaggiatore" (2014), co-autore del saggio "Mai Vivi Mai Morti" (2015), autore del saggio "La Testa e la Spada. Studi sull'Ordine dei Cavalieri di San Giovanni" (2017). Presidente dell'Associazione Culturale TRIASUNT.

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