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FRÀ RÀTT - Un alchimista in Valstrona

FRÀ RÀTT - Un alchimista in Valstrona

Si racconta che il medico condotto Innocenzo Ratti, vissuto a Massiola, piccolo centro della Valstrona, sul finire dell'800, fosse anche un alchimista. In gioventù frate allievo di padre Appiani, dottore, erborista, botanico, agronomo e geologo di fama, abbandonò l'abito talare per amore della bella Teresa (una delle modelle di Hayez) e finì per stabilirsi a Massiola continuando ad esercitare come medico.

Eletto sindaco e sempre tenuto in gran considerazione per le opere pubbliche a favore del paese e della valle, fu sempre noto con il soprannome di «Frà Ràtt» o «sciùr Padàr».

FraRatt 5Casa Ratti

La vita ritirata e solitaria che conduceva nella sua grande casa, le voci sussurrate sul suo conto e le frequentazioni illustri quanto strane - Massimo D’Azeglio, noto per il suo interesse verso lo spiritismo, era solito raggiungere da Cannobio, dove trascorreva parte dell'anno, la Valstrona per consultarlo – alimentarono voci su certi «poteri» che si diceva possedesse e sulla sua dedizione all'alchimia.

Non esistono però, almeno per quanto è dato sapere, informazioni esaustive che possano confermare la sua «vocazione». Nulla emerge chiaramente dai pochi documenti rintracciati negli archivi del paese.

Le sue carte, i libri in cui probabilmente aveva raccolto tutte le sue conoscenze, sono andati distrutti nell'incendio che ha coinvolto la sua casa di Massiola nel 1922, una cinquantina di anni circa dopo la sua morte.

FraRatt 2Casa Ratti - fontana sotterranea

Il sopralluogo presso la casa, ancora esistente, ha però permesso di rintracciare alcuni indizi interessanti. L'insieme sorge sul versante scosceso della valle, proprio sotto la strada che attraversa il paese.

È esposta a sud e si trova in un punto «prezioso», protetto e ben soleggiato, tanto che nel giardino crescono all'aria aperta e senza sofferenze, nonostante la generale inadeguatezza del clima della valle, agrumi (limoni) e fiori che richiedono temperature miti.

Il meticoloso terrazzamento del versante in più balze voluto dallo stesso medico, insieme agli investimenti fatti per fornire di acqua corrente il giardino e la casa suggeriscono che il luogo non fu affatto scelto a caso. Fece infatti realizzare la piazza e la fontana pubblica antistante la casa, lungo la via principale, appositamente per poter incanalare la stessa fonte che la alimentava fino alle balze del suo giardino «all'italiana», dove ricavò cascate e fontanili.

Volendo rintracciare in questi lavori esigenze di tipo «alchimistico», si potrebbe ipotizzare che abbia voluto realizzare un vero e proprio «paradiso terrestre» o «giardino delle delizie», ricco di simbolicamente il luogo di tutte le conoscenze naturali che l'alchimista indaga1.

FraRat 10Casa Ratti - planimetria e rilievo generale

Seguendo il tema dell'acqua, quasi fosse il «filo d'Arianna» capace di sciogliere il mistero di «Frà Ràtt», di particolare interesse durante il sopralluogo si è rivelato uno degli ambienti del piano più basso della casa.

In questa grotta artificiale, fu fatta giungere l'acqua della sorgente che alimenta anche le altre fontane in giardino.

Essa è collegata direttamente con l'esterno attraverso un corridoio, usato anche come ingresso di servizio e attiguo al forno per il pane e alla lavanderia. Nel muro di separazione tra il corridoio e la grotta sono «incastonate» due colonne, che cingono i lati del varco rettangolare senza porta.

Se di simbologia alchemica si tratta, non è difficile riconoscere nel grottino l'oscuro crogiolo alchemico, o meglio ancora quelle «Interiora terrae», le profondità interiori della Terra che il celeberrimo motto/acronimo alchemico detto V.I.T.R.I.O.L (Visita Interiora Terrae Rectificando Invenies Occultum Lapidem) invita a «visitare»2.

Altrettanto la fontana ricavata nella grotta potrebbe alludere alla «fonte della conoscenza» e l'acqua pura che vi sgorga alla sapienza «divina» che «stilla dalla terra».

FraRatt 1Casa Ratti - ingresso con colonne alla fontana sotterranea

Le due colonne che preludono alla grotta, posizionate in modo tale da essere ben visibili quando si entra, ma non quando si esce, potrebbero allora essere le «colonne del tempio»3, Jachim e Boaz, i due «pilastri del cielo», il «maschile» e il «femminile» la cui riunione costituisce l'ottenimento della Pietra Filosofale.

In casa Ratti le due colonne sono identiche, non appartengono, come vorrebbe la tradizione a due diversi ordini (ionico e dorico), ma una delle due è spezzata a circa due terzi dell'altezza partendo dal basso.

Per quanto il dettaglio sia curioso (nel procedimento alchemico il rapporto tra gli ingredienti è sempre 2/3-1/3) non è possibile stabilire se la rottura sia stata voluta o meno.

FraRatt 7Casa Ratti - interno della torre

Qualche indizio impreciso e non esaustivo può poi essere rinvenuto in alcuni rapporti numerici tra i due ambienti contigui (volumi e lunghezze) nelle cui proporzioni si ritrova a volte il «numero aureo» (1,618), che potrebbe indicare una qualità «iniziatica» del luogo.

Il corridoio e la grotta potrebbero infatti essere una sorta di «percorso di conoscenza», come suggerisce l'analisi radioestesica, da compiere anche fisicamente, prestando attenzione al lato da percorrersi in ingresso, a non sostare tra le colonne, a non porsi frontalmente rispetto alla fontana nella grotta e a raggiungerla invece con un ampia curva.

La copertura della grotta è un piccolo cortile, aperto su due lati, su cui si affaccia una terrazza delimitata da una coppia di «absidi» non identiche per dimensioni.

Oltre la terrazza, sul livello stradale si innalza la parte più voluminosa della villa con una curiosa torre ottagonale.

Anche in queste architetture è possibile in qualche modo riconoscere ascendenze «alchemiche».

FraRatt 6Casa Ratti - interno della torre con dettaglio pianta ovale della scala

Se la grotta è l'unità, l'«uno», «salendo la scala» di incontrano le due absidi, a rappresentare il «due» (nonché nella loro differenza volumetrica, di nuovo il «maschile» e il «femminile»).

La torre potrebbe quindi essere l'«otto», inteso come insieme ma anche moltiplicazione e perfezionamento dei precedenti.

Inoltre, la torre, che ha funzione quasi esclusivamente decorativa, ospita al suo interno soltanto una scala di collegamento tra i piani del blocco cui è annessa.

Ma, curiosamente, la scala interna a chiocciola non è perfettamente circolare, bensì ovoidale, nonostante la regolarità dei lati dell'ottagono, perfettamente uguali.

L'uovo alchemico è uno dei massimi simboli dell'intera Opera, è il crogiolo stesso (raffigurato anche come torre ottagonale!) e il luogo di ogni trasformazione. Dalla sua schiusa si rigenera la fenice.

FraRatt 4Casa Ratti - decorazioni sulla facciata

Ancor più insolite sono poi le volute dipinte presso le finestre della facciata della casa volta a mezzogiorno.

Il motivo ad archi ricorda molto certe architetture gotiche e sembra concepito per reggere i davanzali delle finestre.

Il doppio elemento identico richiama, ancora una volta il doppio principio «maschile» e «femminile» ed è identico a quello che cinge la sommità della lapide che chiude la tomba di Innocenzo Ratti nel cimitero di Massiola.

Sulla lapide, tuttavia, il motivo è riportato una sola volta e cinge completamente le parole commemorative scelte dallo stesso «Frà Ràtt», come a voler indicare che il mistero celato dietro quel simbolo «abbracciò» tutta la sua vita, dandole forma compiuta.

FraRatt 8Cimitero di Massiola - lapide di Innocenzo Ratti

Oltre il motivo ad archi la lapide è delimitata da una cornice decorata con cerchi (il cerchio con un punto al centro, antico geroglifico che indica il sole, è anche il noto simbolo astrologico corrispondente) e losanghe, che termina in un frontone triangolare.

Nello spazio libero sotto la cuspide compare un'immagine di difficile decifrazione.

Da un minuscolo esagono chiuso in un cerchio emerge una sorta di goccia al contrario divisa in tre parti «piene» e due «vuote».

FraRatt 9Cimitero di Massiola - lapide di Innocenzo Ratti, dettaglio della cuspide

Dalla goccia si schiudono verso l'alto sette «petali» che paiono quasi raggi proiettati verso il cielo.

Due rami con tre foglie si allargano invece ai lati della goccia, come mani protese: giunto al termine dell'Opera, l'alchimista è un «nuovo nato», è rinato come il sole dopo l'inverno.

Come tale, riluce di luce propria, suddivisa nei suoi sette colori e domina sui tre regni della natura.

FraRatt 3

 

Dedicato a Barbara Piana, Severino e Maria Piana,

che hanno reso possibile la visita a casa Ratti

 


NOTE

1Si vedano ad esempio il XVII emblema dell'Atalanta Fugiens di Mayer («Il giardino alchemico resta chiuso per chi non ha i piedi per camminare e seguire le orme della natura») o il testo «rosacruciano» di Daniel Stolzius von Stolzberg «Il giardino alchemico delle Delizie».

2Ben nota a tal proposito è la leggenda delle tre potenti «grotte alchemiche» nascoste nel sottosuolo di tre città europee, tra cui Torino.

3Di tale simbologia si sono impadronite soprattutto le logge massoniche, ma era in uso già tra gli alchimisti.


BIBLIOGRAFIA

Barbara Piana, Innocenzo Ratti: Frà Ràtt, viaggiatoricheignorano.blogspot.com, 2015
Jean Chevalier e Alain Gheerbrant, Dizionario dei simboli, Bur, Milano, 1986
Francesco Teruggi, Il Graal e La Dea, Giuliano Ladolfi Editore, Borgomanero, 2012
Giorgio Baietti, L'Enigma di Rennes Le Chateau, Ed. Mediterranee, Roma, 2003


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Francesco Teruggi

Scrittore e giornalista pubblicista. Direttore delle collane "Malachite", "Agata" e "Topazio" presso Giuliano Ladolfi Editore. Autore del saggio divulgativo "Il Graal e La Dea" (2012), del travel book "Deen Thaang - Il viaggiatore" (2014), co-autore del saggio "Mai Vivi Mai Morti" (2015), autore del saggio "La Testa e la Spada. Studi sull'Ordine dei Cavalieri di San Giovanni" (2017). Presidente dell'Associazione Culturale TRIASUNT.

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